Game of Thrones: il ruolo strategico del multilinguismo

Il 12 aprile 2015 si avvicina. Per molti si tratterà di un giorno come un altro, ma per gli appassionati di Game of Thrones (“Trono di spade” nella traduzione italiana) è una data segnata da tempo sul calendario, perché coincide con la messa in onda negli USA della tanto attesa quinta stagione della serie TV creata da David Benioff e D. B. Weiss. Tantissime le anticipazioni lasciate trapelare da HBO, sia sul sito ufficiale della serie sia sui social, con succulente anteprime, retroscena esclusivi e curiosità. Per chi non lo avesse ancora visto, ecco il trailer ufficiale:

In attesa di scoprire il destino di personaggi vecchi e nuovi nella prossima stagione, ritorniamo ad alcuni avvenimenti delle stagioni precedenti dai quali emerge l’importanza strategica del multilinguismo nell’universo nato dal genio di George R. R. Martin che, nella saga di romanzi fantasy cui è ispirata la serie TV (A Song of Ice and Fire), racconta i giochi di potere e le lotte tra famiglie per la conquista del Trono di Spade.

Il mondo immaginato da Martin è multilingue, in ragione della vastità dei territori che lo compongono e della varietà di popolazioni che lo abitano, e i personaggi che conoscono le lingue di altri popoli dispongono di un potere strategico che gli altri ignorano. Sin dai primi episodi, scopriamo infatti che le loro negoziazioni sono facilitate e a loro disposizione hanno un canale di comunicazione privilegiato per ottenere aiuto nei momenti di difficoltà o per attirare seguaci.

Questo vantaggio assicurato dalla conoscenza di più di una lingua è, ad esempio, evidente nella storia di Daenerys, della Casa Targaryen, principessa e unica erede di diritto dei Sette Regni. Daenerys, che nei primi episodi si mostra fragile e timorosa a causa delle vessazioni che subisce dal fratello, si rivela, successivamente, determinata e risoluta, assumendo un ruolo decisivo nella fitta trama degli eventi. Data in sposa al capo di una tribù (khalasar) di Dothraki, Khal Drogo, ne impara presto la lingua e si integra nella loro comunità al tal punto che, una volta deceduto il marito, tre guerrieri le giurano fedeltà come cavalieri di sangue e lei diventa così la prima donna a guidare un khalasar.

Questa sembrerebbe di per sé una grande impresa, ma più avanti scopriamo che le capacità strategiche della principessa non smettono di affinarsi, come avviene nella terza stagione con le vicende ambientate ad Astapor. Nel terzo e quarto episodio, vediamo Daenerys impegnata nell’acquisto di un esercito di eunuchi guerrieri chiamati Immacolati, in cambio di uno dei suoi draghi.

Daenerys e Kraznys ad Astapor - Game of Thrones

Durante le negoziazioni, il mercante Kraznys mo Nakloz si avvale dell’ancella e interprete Missandei per comunicare con Daenerys. L’accordo viene concluso, Daenerys ottiene il suo esercito di Immacolati e Missandei passa al suo servizio. Tuttavia, una volta conclusa la trattativa, ordina a Drogon, il drago apparentemente venduto, di bruciare vivo Nakloz e impartisce agli Immacolati l’ordine di uccidere tutti gli schiavisti. In questa occasione, Daenerys si è assicurata un grandissimo vantaggio strategico che il mercante ha ignorato fino a quell’istante: Nakloz le parla, infatti, in valyriano, lasciando a Missandei il ruolo di interprete nelle negoziazioni e ignorando che Daenerys stessa conosca la sua lingua.

Nel corso della serie scopriamo, infatti, che l’alto valyriano è una lingua di prestigio, parlata a Valyria e insegnata ai bambini di alto lignaggio, in particolare ai giovani Targaryen, Daenerys inclusa, come simbolo della loro educazione nobile. Il dialetto che ne deriva è chiamato valyriano imbastardito ed è, invece, la variante parlata ad Astapor.

In queste scene, non solo vengono dimostrate le doti linguistiche e l’astuzia di Daenerys, ma emerge con prepotenza la centralità di un altro personaggio solo all’apparenza marginale: l’interprete Missandei, che combina le proprie conoscenze linguistiche con finissime capacità diplomatiche. Nella trattativa tra Daenerys e il mercante, infatti, Missandei provvede a edulcorare e interpretare prudentemente le frasi offensive e misogine di Nakloz nei confronti di Daenerys pur di portare a termine una trattativa che sarebbe altrimenti naufragata. È sicuramente per questi motivi che l’erede di Casa Targaryen la sceglie come fedele alleata e confidente, e da quel momento in poi la porterà con sé in tutti i viaggi successivi.

Game of Thrones - Daenerys e Missandei

Come si applica tutto questo alla vita reale?

Non sempre è facile spiegare l’importanza della selezione di personale linguistico, e in particolare di un interprete, con un’adeguata formazione, poiché non tutti hanno familiarità con le competenze specifiche e le capacità operative necessarie a svolgere questo delicato compito. Molti danno per scontata la conoscenza della propria lingua, come danno per scontato che chi conosca in qualche misura una lingua straniera sia perfettamente in grado di fare da mediatore tra lingue e culture. Niente di più sbagliato! La lingua madre, infatti, viene appresa e adoperata in modo pressoché inconsapevole, mentre i principali eventi di autocoscienza linguistica della vita di ognuno si limitano in buona parte allo studio scolastico della propria lingua madre e di una o più lingue straniere, senza andare oltre. Ciò non avviene per gli interpreti (e i traduttori) che, al contrario, sfruttano ogni giorno e in modo consapevole il proprio bagaglio di conoscenze linguistiche (e non solo, come abbiamo visto in Game of Thrones) per instaurare un solido ponte di comunicazione tra parlanti di lingue e culture diverse.

È per questo che per qualsiasi azienda o professionista che intenda espandersi sui mercati internazionali e raggiungere nuovi clienti su scala mondiale diventa fondamentale rivolgersi esclusivamente a esperti del settore dei servizi linguistici, perché un interpretariato di qualità ha un’importanza strategica innegabile, soprattutto in occasione di delicate trattative, e assicura un vantaggio competitivo che può fare la differenza.

Non ci resta che aggiungere… Valar murghulis!

Irene Onorino

 

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